I dolci di Carnevale in Sicilia: tra coriandoli, farina, zucchero e frittura

Vi abbiamo sempre detto che in Sicilia ogni festa ha il suo dolce. E non si tratta solo delle feste religiose, infatti non sono solo i Santi ad essere golosi, ma ogni tradizione che si rispetti. 

Tra coriandoli, carri allegorici, maschere e musica, a ripetersi ogni anno sono anche i dolci di carnevale, un rito profano di olio, zucchero, farina che fa sacra l’arte della frittura. Perché, ebbene sì, i dolci di carnevale siciliani, sono tutti, tutti fritti. 

Il Carnevale in Sicilia non è solo una ricorrenza tradizionale, un momento di festa e di allegria condivisa, è un vero e proprio rito collettivo, un momento di sospensione prima della Quaresima, in cui la comunità si concede il travestimento, l’eccesso, la dolcezza estrema senza freni. 

Ed è proprio un mese prima del Martedì Grasso che accendiamo le nostre friggitrici, per preparare la festa più golosa che ci sia per il palato: i nostri dolci di carnevale. Siamo sinceri: è difficile trovarne di più buoni!

Adesso ve li presentiamo tutti, uno per uno. Pronti a immergervi in un mondo fatto di creme alla ricotta, zucchero e schizzi di olio bollente?

 

I dolci di Carnevale della tradizione siciliana

In Sicilia esiste un calendario che non è fatto di giorni, ma di cibi e la seconda metà di gennaio, quest’anno, è sicuramente il tempo dei dolci di Carnevale, che fino al 17 febbraio ci terranno compagnia, riempiendo il forno di olio e profumi. 

Storicamente il Carnevale rappresentava l’ultimo periodo di abbondanza prima della Quaresima: per questo motivo i dolci sono ricchi, fritti e molto calorici. Non si tratta, dunque, di un eccesso fine a se stesso, ma di un eccesso simbolico che introduce la comunità ad un periodo di silenzio, riflessione e preghiera. 

Sicuramente la Sicilia presenta diverse tradizioni culinarie e pasticcere legate a questo periodo dell’anno, noi vi diremo quelle che conosciamo, che prepariamo ogni anno, che ci sono state tramandate e che ovviamente ci impegneremo a tramandare nel futuro.

I nostri dolci di Carnevale sono:

  • Cassatelle (i cassateddi)
  • Chiacchiere (i chiacchieri)
  • Pagnuccata 
  • Cartoccio (U cartocciu)
  • Crispelle di riso (i crispeddi di risu)
  • Sfinci (i sfinci)
  • Pasta siringata (a pasta siringata)

Ogni dolce racconta una storia diversa, spesso legata a un territorio, a un convento, ad una massaia. Che sia fatto storico o leggenda, questo non ci è dato saperlo. Quella delle ricette è una cultura per lo più popolare e culturale che si è tramandata nei secoli in maniera orale, quindi ha una sola certezza: quella del gusto!

 

Le cassatelle siciliane

Le cassatelle (i cassateddi) sono dolci fritti ripieni di ricotta, zucchero e cannella.

Hanno origini antiche, risalenti almeno al XVIII secolo, e sono oggi riconosciute come Prodotto Agroalimentare Tradizionale. Hanno una forma che ricorda un grande raviolo ripieno, una superficie dorata e friabile e un cuore morbido, cremoso e profumato.

Vanno mangiate fresche quando il contrasto tra l’esterno croccante e il ripieno è perfetto.

 

Le chiacchiere di Carnevale

Sottili, leggere, friabili: le chiacchiere (i chiacchieri) sono il dolce di Carnevale per eccellenza, conosciuto in tutta Italia con nomi diversi. Le loro origini, si dice, risalgono addirittura all’epoca romana, quando durante i Saturnali si preparavano i frictilia, dolci fritti nel grasso.

In Sicilia, le chiacchiere riprendono l’autentica tradizione italiana. A differenziarle è la striatura decorativa golosa a fine cottura, che non è semplicemente di cioccolato bianco o nero, ma anche di crema di pistacchio o di nocciola. 

 

A pagnuccata

A pagnuccata a Barrafranca, il nostro paese, un nome italiano non ce l’ha. La chiamiamo così da sempre e non vogliamo storpiargli il nome. È un dolce scenografico, conviviale e goloso allo stremo. 

Le piccole palline di impasto fritte da cui è composta, assemblate coreograficamente insieme da miele caldo e codette di zucchero, creano una dipendenza che si interrompe solo allo svuotamento completo del vassoio. 

Croccante fuori, morbida dentro, è il classico dolce a cui, appena assaggiato il primo, non puoi proprio resistere. Che storia abbia non lo sappiamo. Ce lo preparavano le nostre nonne, che lo avevano conosciuto a loro volta dalle loro nonne e questo è tutto quello che possiamo dirvi. La dolcezza dei nostri ricordi in merito è forse deliziosa e buona quanto il dolce stesso: che magia l’infanzia!

 

Il cartoccio siciliano

Il cartoccio (u cartocciu) è un dolce fritto a forma di spirale, passato nello zucchero e farcito con ricotta o crema. Ha origini seicentesche ed è uno dei dolci più golosi della tradizione siciliana.

Ricco, abbondante, senza mezze misure: incarna esattamente lo spirito del Carnevale. Anche questo va mangiato fresco, in giornata o al massimo il giorno dopo. 

Le crispelle di riso

Le crispelle di riso (i crispeddi di risu) nascono a Catania nel XVI secolo, grazie alle mani fatate delle monache benedettine. Si tratta di frittelle di riso, golosissime, dalla forma allungata, aromatizzate all’arancia e ricoperte di miele.

Nascono, nella Sicilia Orientale, come dolce legato a San Giuseppe (19 marzo), ma la loro bontà le ha rese protagoniste altrove anche del periodo carnevalesco. Anche loro creano forte dipendenza, masticata la prima lo stomaco ne richiede altre cento. 

 

Le sfinci siciliane

Le sfinci (o sfingi) sono grandi sfere irregolari fritte, turgide fuori e soffici dentro (in questi momenti vorremmo accanto a noi gli Chef di MasterChef per provare a trovare descrizioni più adeguate, ma dai apprezzate l’impegno). Il loro nome deriva dal latino spongia, spugna, e descrive perfettamente la loro consistenza interna: leggere, ariose, avvolgenti. Il contrasto con il rivestimento fritto esterno le rende un dolce veramente delizioso e unico, un dolce che non passa inosservato, né alla vista né al palato.

 

La pasta siringata di Barrafranca

Dopo la pagnuccata, un altro dolce identitario del nostro territorio: la pasta siringata. Un dolce povero negli ingredienti ma ricchissimo nel carattere: farina, acqua, uova, zucchero, strutto e miele e un’esplosione di bontà sconfinata. Avete presente il sapore dei churros? Ecco pensateli come dei churros estremamente in sovrappeso, meno lungi, ma molto molto più buoni. 

È una prelibatezza che va mangiata freschissima, perché è in quelle poche ore che esprime il meglio della sua essenza golosa. La sua storia? Anche qui è solo la nostra memoria che ne salva l’oblio e l’identità, ma abbiamo sempre supposto che sia una nostra reinterpretazione dei sopracitati dolci spagnoli, dato che la Sicilia fu sotto la dominazione iberica per ben 2 secoli.

 

Come potete gustare i nostri dolci di Carnevale?

L’elenco è finito. E adesso che vi abbiamo messo tutta questa fame vi starete chiedendo: dove posso assaggiare tutto questo ben di Dio? In questo caso, avete solo una soluzione: venire a Barrafranca e venirci a trovare al Panificio. Questa è una di quelle cose, infatti, che neanche la tecnologia più avanzata può superare, a meno di non creare uno squarcio nello spazio-tempo e inventare finalmente il teletrasporto. 

I dolci di Carnevale non si possono spedire: vanno mangiati in giornata, al massimo in due giorni. Le ore che scorrono, rappresentano la morte del loro gusto apoteotico. 

Per noi, come sempre, non sono solo prodotti stagionali, ma pezzi di memoria, gesti che si ripetono uguali da generazioni e che raccontano chi siamo, perché in Sicilia i dolci non servono solo a togliere la fame, ma a commemorare, condividere, festeggiare.

Anche a gennaio, febbraio insomma avete un buon motivo per venire in Sicilia: l’Etna, Sant’Agata, la neve e i dolci di Carnevale di Mulara. 

Buon Carnevale, vi aspettiamo a Barrafranca.