In Sicilia il pistacchio di Bronte è quasi una leggenda. Ma quando abbiamo creato la nostra crema al pistacchio ci siamo fatti una domanda semplice: conta di più un nome sull’etichetta o la verità di un prodotto? In questo articolo ti spieghiamo perché la nostra crema al 50% di pistacchio non contiene pistacchio di Bronte.
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Perché tutti cercano il pistacchio di Bronte
Negli ultimi anni il pistacchio è diventato una vera e propria ossessione collettiva. Lo troviamo ovunque: nei cornetti, nei gelati, nei panettoni, nelle colombe, nelle brioche e nelle creme spalmabili. E quando si parla di pistacchio, c’è una parola che compare più di tutte: Bronte.
Ormai il pistacchio di Bronte sembra essere l’unico vero pistacchio rimasto sulla terra. Basta leggere un’etichetta o guardare una pubblicità per imbattersi in richiami all’“oro verde dell’Etna”, ai terreni vulcanici e alla tradizione siciliana.
Ma la realtà, come spesso accade, è un po’ più complessa e multisfaccettata.
Partiamo da una premessa fondamentale: il pistacchio di Bronte DOP è una materia prima straordinaria, se è diventato famoso in tutto il mondo un motivo c’è. Anzi, ce ne sono diversi.
Innanzitutto, cresce sulle pendici dell’Etna, in terreni vulcanici ricchi di minerali, in un ambiente difficile e aspro, dove le piante sono costrette a sviluppare caratteristiche organolettiche molto particolari. Il suolo lavico, il clima e l’escursione termica contribuiscono a conferire al pistacchio aromi intensi e complessi.
A questo si aggiunge una coltivazione tutt’altro che semplice. Gran parte dei pistacchieti di Bronte si trovano, infatti, su terreni scoscesi e lavici, spesso difficili da meccanizzare. Molte operazioni vengono ancora eseguite manualmente, con tempi e costi di produzione molto elevati.
C’è poi un’altra particolarità: il pistacchio di Bronte segue il fenomeno dell’alternanza produttiva. Tradizionalmente, infatti, la raccolta avviene ogni due anni, perché nell’anno intermedio la pianta viene lasciata riposare per garantire una migliore qualità del raccolto successivo. Questo rende il prodotto ancora più raro e prezioso.
Tutte queste caratteristiche spiegano perché il pistacchio di Bronte DOP sia considerato una delle eccellenze agricole della Sicilia, ma spiega anche, se si legge bene tra le righe, perché è impossibile che sia davvero presente, e in maniera significativa, in tutti i prodotti in commercio.
Il vero problema: il pistacchio di Bronte è troppo poco
Bene diciamolo ad alta voce, “bramammulu”, come si direbbe in siciliano: il pistacchio di Bronte è una produzione preziosa, ma anche estremamente limitata. Le coltivazioni occupano un’area geografica ristretta, difficile e, per di più, seguono il fenomeno dell’alternanza produttiva.
Questo significa che la quantità disponibile sul mercato è sempre molto esigua rispetto alla richiesta che se ne ha. E a questo punto una domanda nasce spontanea: se oggi esistono migliaia di gelaterie, pasticcerie, industrie alimentari e aziende che producono dolci al pistacchio, in tutto il mondo, è davvero possibile che utilizzino tutte, davvero, il pistacchio di Bronte?
La risposta è no. La verità è che la produzione di pistacchio di Bronte non sarebbe sufficiente nemmeno lontanamente a soddisfare la domanda globale di prodotti al pistacchio.
Allora perché così tanti prodotti si dichiarano “col pistacchio di Bronte”?
Perché? Perché la dicitura “Pistacchio di Bronte” è diventata un simbolo di qualità, un marchio di eccellenza, un’assicurazione di assoluta bontà.
Quindi le aziende scrivono pistacchio di Bronte senza effettivamente utilizzarlo? Questo sarebbe un grave illecito punibile secondo la legge e, per questo, crediamo che non sia così. E allora cosa succede? Succede che in alcuni casi il pistacchio di Bronte viene realmente utilizzato e in altri viene sì impiegato, ma in quantità davvero molto piccole.
È per questo che noi pensiamo che leggere l’etichetta sia sempre il gesto più importante. Più delle parole contano le percentuali. Se ho un prodotto al pistacchio di Bronte che contiene solo l’1% del pistacchio di Bronte, allora devo farmi due domande. Se ho un prodotto dove non è specificata la percentuale di pistacchio di Bronte, allora devo chiedermi quanto davvero ci sia del pistacchio di Bronte dentro quel prodotto.
La nostra scelta: più pistacchio vero, meno marketing
Tutto il ragionamento che abbiamo fatto nei paragrafi sopra è quello che ci ha portato a creare la nostra crema al pistacchio senza pistacchio di Bronte. Non volevamo ingannare i nostri clienti. Che senso avrebbe avuto mettere l’1% o il 6% di pistacchio di Bronte in una crema che contiene il 50% di pistacchio?
Per noi la questione davvero importante in assoluto era solo una: che la nostra crema al pistacchio sapesse davvero di pistacchio e non di zucchero!
Per questo abbiamo scelto di realizzare una crema composta da soli tre ingredienti:
- 50% pistacchio;
- zucchero di canna;
- olio extravergine d’oliva siciliano.
Una crema senza conservanti. Senza coloranti. Senza aromi artificiali.
Avremmo potuto utilizzare una piccola percentuale di pistacchio di Bronte sì, e scriverlo in grande sull’etichetta. Sarebbe stato più facile dal punto di vista del marketing. Ma noi non vendiamo illusioni! Noi creiamo prodotti veri, con ricette autentiche, di cui siamo innamorati e che rispettiamo profondamente. Quindi no, non era una scelta che rispecchiava la nostra azienda e i nostri valori: preferiamo essere al 100% sinceri e trasparenti con i nostri clienti, perché loro conoscono la nostra anima e la scelgono da anni e questo ci basta.
La nostra idea di artigianalità
Essere artigiani significa anche questo: scegliere la strada più sincera, non necessariamente quella più semplice. Viviamo e lavoriamo nel cuore della Sicilia, tra ulivi, campi di grano e tradizioni che si tramandano da generazioni. Ogni giorno proviamo a fare prodotti che raccontino questa terra senza scorciatoie o travestimenti.
Per noi l’artigianalità non è mettere una parola in etichetta. È fare scelte coerenti, anche quando sono impopolari o richiedono più lavoro, perché per noi bontà autentica non è uno slogan, ma una verità, di cui siamo fieri custodi.
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